Venanzio Guerci
Francesco Venanzio Guerci nasce ad Alessandria l’11 agosto 1872. È il sesto dei dodici figli del cavaliere Giovanni Antonio Vincenzo (1832-1908)
e di Francesca (o Barbara) Vignale (rispettivamente prima e seconda moglie di questi). Muore ad Alessandria il 27 ottobre 1959, all’età di 87 anni,
avendo avuto dal matrimonio con Maria Amalia Pastorino un solo figlio, Ernesto, nato nel 1901.
Venanzio è solidamente incardinato in una famiglia di costruttori: i primi due membri di cui si conosca l’esistenza, i fratelli Fran-
cesco (nato nel 1808), nonno di Venanzio, e Giuseppe (nato nel 1817), erano semplici capomastri, attivi nell’Alessandria della prima metà dell’Otto-
cento, mentre Giovanni, padre di Venanzio, è già un impresario affermato negli anni Sessanta e Settanta del XIX secolo: è contitolare dell’impresa
“Giovanni Guerci e Giovanni Testa” (aggiudicataria di importanti appalti comunali) e presto figura come proprietario di fornaci.
Venanzio frequenta il liceo a Torino: a metà degli anni Novanta si iscrive all’università. Dopo essersi licenziato nel 1897 in Scienze Matema-
tiche e Fisiche, passa al Corso di Applicazione per Ingegneri presso l’ateneo di Padova e qui conseguirà a quasi trent’anni, nel 1901, la laurea in Inge-
gneria Civile.
Venanzio Guerci é uno di quegli esponenti dell’architettura che, pur
rimanendo slegati da lessici aggiornati e innovativi come quello di Ignazio
Gardella, autentico protagonista della stagione del razionalismo, hanno co-
munque esercitato una oggettiva influenza sulla facies novecentesca della
città di Alessandria (1) . Il suo ricco archivio, acquisito oltre trent’anni fa dal
Comune di Alessandria e ora depositato presso la Biblioteca Civica, costi-
tuisce una base documentaria insostituibile non solo per attestare le tappe
della sua attività professionale, ma anche per tentare una ricostruzione del-
l’assetto urbano nella prima metà del Novecento. Il presente saggio si pro-
pone di ricostruire alcune linee della biografia professionale di Guerci,
dedicando una particolare attenzione a un edificio, la sede dell’Associazione
Mutilati e Invalidi di Guerra (la “Casa del Mutilato”), che rappresenta e
riassume in modo efficace alcune delle tematiche che l’ingegnere alessan-
drino ebbe ad affrontare nel suo percorso di progettista e di urbanista.
Venanzio Guerci (1872-1959). Una scheda bio-bibliografica.
Francesco Venanzio Guerci nasce ad Alessandria l’11 agosto 1872. È il
sesto dei dodici figli del cavaliere Giovanni Antonio Vincenzo (1832-1908)
e di Francesca (o Barbara) Vignale (rispettivamente prima e seconda moglie
di questi). Muore ad Alessandria il 27 ottobre 1959, all’età di 87 anni,
avendo avuto dal matrimonio con Maria Amalia Pastorino un solo figlio,
Ernesto, nato nel 1901.
Come ha dimostrato nei suoi lavori Gian Maria Panizza, che per primo
(e sostanzialmente unico) tra gli studiosi ha richiamato l’attenzione sulla fa-
miglia Guerci (2) , Venanzio è solidamente incardinato in una famiglia di co-
struttori: i primi due membri di cui si conosca l’esistenza, i fratelli Fran-
cesco (nato nel 1808), nonno di Venanzio, e Giuseppe (nato nel 1817), erano
semplici capomastri, attivi nell’Alessandria della prima metà dell’Otto-
cento, mentre Giovanni, padre di Venanzio, è già un impresario affermato
negli anni Sessanta e Settanta del XIX secolo: è contitolare dell’impresa
“Giovanni Guerci e Giovanni Testa” (aggiudicataria di importanti appalti
comunali) e presto figura come proprietario di fornaci.
Venanzio frequenta il liceo a Torino: a metà degli anni Novanta si
iscrive all’università. Dopo essersi licenziato nel 1897 in Scienze Matema-
tiche e Fisiche, passa al Corso di Applicazione per Ingegneri presso l’ateneo
di Padova e qui conseguirà a quasi trent’anni, nel 1901, la laurea in Inge-
gneria Civile.
L’intera attività di Venanzio, insieme a quella del fratello maggiore
Francesco, geometra, è rappresentativa dello sforzo che la famiglia Guerci
compie, a cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, per operare
un sostanziale passaggio di condizione sociale, un mutamento in cui i suoi
membri si trasformano da esecutori di progetti a progettisti. Francesco è au-
tore di un progetto per la realizzazione del passage urbano che poi sarebbe
diventato la Galleria Guerci (1895), oltre che di un progetto per l’area gra-
vitante su piazza della Lega. Ma quello di “farsi interpreti del rinnovamento
urbanistico alessandrino” è un obiettivo che viene colto solo parzialmente
e che vedrà l’ing. Venanzio abbandonare presto la committenza pubblica per
rivolgersi invece quasi esclusivamente ai progetti, alle modifiche e alle ri-
strutturazioni richiesti dal settore privato.
L’archivio dell’ing. Guerci (Archivio Venanzio Guerci = AVG) – acqui-
sito nel 1980 dal Comune di Alessandria insieme alla villa di via Faà di
Bruno (3) in cui l’ingegnere aveva il proprio studio – attualmente conservato
presso la Biblioteca Civica, riordinato e inventariato nel 2001 (4) , costituisce
la miglior testimonianza del contributo che il professionista alessandrino ha
fornito alla definizione dell’immagine edilizia della propria città (nonché di
varie realtà della provincia) lungo un arco cronologico che comprende tutta
la prima metà del Novecento, ma si concentra in particolare nel periodo
tra le due guerre mondiali. Nel dettaglio, il fondo comprende documenti
dal 1851 al 1959 e ha una consistenza di 124 faldoni, 218 rotoli di progetti
e 186 cartelle con disegni originali.
Venanzio Guerci firma molti progetti di edilizia civile e collabora con
diverse amministrazioni comunali come componente di organismi consul-
tivi di prima importanza, quali la Commissione edilizia. Per molti anni è
membro autorevole della Commissione sulla conservazione dei monumenti.
Fin dal 14 marzo 1903 fa parte della Commissione per la Pinacoteca e il
Museo del Comune di Alessandria (5) : questa presenza in Commissione è con-
fermata ancora, a distanza di quasi trent’anni, il 5 febbraio 1932 (6) . Partecipa
inoltre al Consiglio di Sanità. Si interessa attivamente a tematiche che oggi
rientrano pienamente nel concetto di conservazione e restauro di beni cul-
turali (la cattedrale di Asti, la chiesa di Santa Maria di Castello ad Ales-
sandria) ed è componente attivo della Società di Storia Arte e Archeologia
delle Province di Alessandria e Asti. Nel 1935 progetta una lapide com-
memorativa della figura del letterato Giulio Cesare Cordara per la chiesa di
Sant’Alessandro e nello stesso anno si occupa del restauro del palazzo Trotti-
Bentivoglio donato dalla famiglia alla Società di Storia per farne la propria
sede. Nel 1939 viene chiamato a far parte della Commissione per la Mostra
degli Artisti alessandrini dell’Ottocento (7) . Nel 1940 gli viene conferita
l’onorificenza di Cavaliere dell’ordine della Corona d’Italia e nel 1957 l’ono-
rificenza di Ufficiale dell’ordine al merito della Repubblica Italiana.
Dal suo studio escono alcuni progetti che figurano tra i più rappresen-
tativi della città nel periodo fascista: tra questi, l’Asilo Notturno “conte
Guazzone di Passalacqua” di via San Pio V (1927-1934), il basamento del
monumento ai caduti (1937), i lavori di ampliamento e sistemazione del-
l’Ospedale civile (1933-1943), le tre case per la cooperativa dei mutilati e
invalidi di guerra in corso IV Novembre (1927-1936), la Casa della Madre
e del Bambino (1937-1939) in spalto Borgoglio, il gruppo di case di edi-
lizia popolare in via Maggioli (“quartiere a carattere estensivo semirurale –
villaggio Ciano”, 1937-1939), la Casa del Mutilato in corso Borsalino
(1938-1940), la sistemazione definitiva della Galleria Guerci danneggiata
dai bombardamenti (1947-1948) e il cinema omonimo (1946-1952). Sono
di Guerci anche i progetti di trasformazione del teatro di palazzo Guasco
in salone dei fasci rionali (1934-1936) e di restauro della chiesa di Santa
Maria di Castello (una prima fase degli anni 1924-1932, oltre a una se-
conda, dal 1940 al 1959) che comporta, tra l’altro il trasporto in facciata del
portale quattrocentesco che si trovava sul fianco dell’edificio. Tra i progetti
non realizzati, i principali riguardano il Palazzo del Littorio in piazza Tu-
rati (1928-1929), il Palazzo dell’Economia di via San Lorenzo (1932), il
Palazzo delle poste (1932-1933), da lui immaginato in piazzetta della Lega.
Tra le collaborazioni assume particolare evidenza quella con l’Associa-
zione Mutilati e Invalidi di Guerra, per la quale Guerci progetta le tre re-
sidenze in corso Quattro Novembre (cooperativa “La Casa”, costituita il 31
marzo 1927) e la Casa del Mutilato in corso Borsalino (inaugurata il 9 giu-
gno 1940), al cui apparato decorativo, come vedremo, vengono chiamati i
principali artisti locali del momento, da Alberto Caffassi a Pietro Morando,
da Egle Pozzi Biginelli a Dina Bellotti.
Di un certo interesse anche una dimensione dell’ing. Guerci come im-
prenditore: fin dal 1910 compare come socio della società Hotel Terminus
a Bagni di Montecatini; nel 1920 diviene socio della cooperativa edilizia
Domus, costituita per la “costruzione e acquisto in Alessandria e provincia
di case popolari ed economiche” (8) .
Venanzio Guerci, inoltre, fin dal 1926, quando entra a far parte di una
commissione tecnica consultiva, partecipa alle fasi preparatorie del Piano re-
golatore di Alessandria, una lunga vicenda che, come è noto, porterà al
Concorso per il Piano Regolatore del 1938 (poi non realizzato). A questo
stesso Concorso parteciperà con un proprio elaborato, senza però ottenere
alcun riconoscimento. Nel corso del decennio 1928-1938 elabora varie idee
di natura urbanistica, confluite nel dattiloscritto rimasto inedito e intito-
lato “Lo sviluppo storico-urbanistico della città” (9) . Benché in rapporti pro-
fessionali con il Comune e gli altri enti locali negli anni Venti e Trenta, si
iscrive al partito fascista solo nel 1936.
Uno degli aspetti di maggior interesse nell’attività di Guerci è la di-
chiarata volontà di porsi in costante dialogo con la figura e l’opera dell’ing.
Ludovico Straneo (1841-1934), protagonista, sia come amministratore che
come Ingegnere Capo dell’Ufficio Tecnico comunale, della lunga stagione
di crescita e di sviluppo della città, propugnatore del definitivo abbatti-
mento della cinta muraria e dell’espansione a sud, risanatore di interi quar-
tieri della città “vecchia” (10) . In questo senso il Guerci progettista finisce
presto per trasformarsi in un professionista che colloca i problemi urbani-
stici al centro della propria riflessione.
Ad ogni modo, a quest’attività professionale si accompagnerà sempre un
intenso impegno di progettazione di abitazioni ad uso civile, di negozi, di
sedi e stabilimenti aziendali, di cappelle funerarie, di ville e villette, che in-
teressano tutta l’area urbana di Alessandria, e in particolare il nuovo inse-
diamento del quartiere Pista.
Al di fuori del capoluogo, l’archivio testimonia una presenza proget-
tuale dell’ing. Guerci in diversi centri della provincia di Alessandria, tra
cui: Acqui, Asti (Cassa di Risparmio), Bosco Marengo, Caldirola (Colonia
alpina), Cassine, Castelferro (chiesa parrocchiale di Santa Maria), Castel-
lazzo Bormida, Incisa Scapaccino, Novi Ligure, Quargnento, Refrancore,
Tortona, Valenza.
Nel dopoguerra (1948) un intervento di Guerci è segnalato anche a To-
rino per lo stabilimento della INFIN SPA (via Sant’Ambrogio), di cui l’inge-
gnere alessandrino progetta il totale rifacimento: il risultato è considerato
un esempio di tipologia industriale urbana tardo-razionalista (11) .
Una importante testimonianza sulla figura dell’ing. Guerci ci viene da
Mario Viora, studioso di diritto, protagonista della vita culturale cittadina
e per lunghi anni presidente della Società di Storia Arte e Archeologia: “Ve-
nanzio Guerci fu personalità versatile in una serie di attività nelle quali
fece rifulgere la genialità del costruttore e la cultura dell’umanista: ed in
breve si trovò ad essere l’anima di un cenacolo di uomini colti ed eletti che
nella nuova città erano il lievito per nuove iniziative” (12) .
Infine, per completare il quadro della lunga operosità dell’ing. Guerci,
non si può prescindere dal considerare una produzione saggistica di una
qualche consistenza, specchio fedele dei vari interessi professionali, ma
anche del sottile confine esistente tra questi e le sue curiosità culturali (13) .
La Casa del Mutilato di Alessandria (1938-1940) (14)
Per comprendere appieno le motivazioni che condussero a realizzare in
Italia quella speciale tipologia edilizia che presto assunse il nome di “Casa
del Mutilato” (15) , occorre rifarsi al clima politico e sociale conseguente alla
Grande Guerra, alla massa di dolori, lutti e distruzioni che segnò il Paese
e che produsse un inedito bisogno di rappresentatività da parte della cate-
goria dei “reduci”.
Nel primo conflitto mondiale – cui partecipò con circa 8 milioni di
combattenti – l’Italia dovette contare 650.000 morti, 947.000 feriti e
600.000 tra dispersi e prigionieri. La categoria sociale di chi era tornato
dalla guerra diede presto vita a una domanda inedita in termini di servizi,
di assistenza, di considerazione sociale, domanda che, come è noto, ebbe
notevoli influenze politiche e che il fascismo nascente volle interpretare in
chiave nazionalistica. A questo bisogno rispose per primo il sistema asso-
ciazionistico con la costituzione nel 1917 dell’Associazione Nazionale Mu-
tilati e Invalidi di Guerra: ai reduci del conflitto 1915-18 si unirono in
quella circostanza i feriti della campagna di Libia del 1911-12 e si sareb-
bero presto aggiunti anche quelli del conflitto nell’Africa Orientale.
L’idea di realizzare una sede per l’Associazione Mutilati e Invalidi di
Guerra di Alessandria nasce nella seconda metà degli anni Trenta, mentre
il fascismo alessandrino – in particolare sotto la guida dei prefetti Eolo
Rebua e Domenico Soprano – si impegna fortemente nella realizzazione di
“grandi opere” di edilizia pubblica e civile, con il duplice scopo di dimo-
strare la capacità realizzativa delle istituzioni fasciste e di creare opportu-
nità di lavoro per combattere la disoccupazione (16) .
Fin dal 31 gennaio 1938 il prefetto Soprano in una riunione con il Co-
mitato provinciale Mutilati presenta i contenuti del progetto e un piano fi-
nanziario. Obiettivo di fondo, quello di dare una sede unitaria a tutte le
organizzazioni del settore (Comitato provinciale, Opera Nazionale Mutilati,
Comando Centuria Mutilati, Dopolavoro Mutilati, Cooperativa La Casa). Al
finanziamento concorrono l’Amministrazione provinciale, i Comuni con
più di 4.000 abitanti, il Consiglio delle Corporazioni, la Cassa di Rispar-
mio, la sede centrale dell’Opera Mutilati (17) .
L’impegno si fa particolarmente forte in occasione della visita del capo
del governo in Alessandria, prevista per il 17 maggio 1939. È ragionevole
pensare che il progetto di realizzazione della “Casa del mutilato” sia perciò
da collocare in questo contesto e in una città interessata da vari cantieri,
quali quelli per il palazzo littorio, la sede delle poste e telegrafi, la casa
della madre e del bambino, il villaggio semi-rurale al quartiere Cristo. Il
17 maggio 1939, in occasione della visita del capo del governo ad Ales-
sandria, il presidente dell’Associazione Mutilati, Vittorio Nicola, accom-
pagna Mussolini in un sopralluogo all’area del futuro cantiere. “In piazza
D’Annunzio, dove sta sorgendo la Casa del Mutilato, erano schierati – in at-
tesa del Duce – tremila camerati combattenti e mutilati. E quando il Duce
comparve, non fu più possibile mantenerli nei ranghi: essi strinsero il cer-
chio e il Condottiero procedette a stento, per fermarsi di fronte al gruppo
dei grandi invalidi delle tre guerre, che subito lo circondarono, gridando
con acceso entusiasmo il nome adorato” (18) .
Il progetto viene assegnato all’ing. Venanzio Guerci, che sarà coadiuvato
dall’ing. Mastretti. L’edificio sarà costruito su un sedime in zona Pista, area
di espansione residenziale urbana. Le opere in cemento armato vengono
progettate dall’ing. Antonio Giberti di Torino. La documentazione origi-
nale conservata nell’Archivio Guerci consente di collocare l’avvio della parte
progettuale dell’opera nei primi mesi del 1938 (19) ; al marzo di quell’anno
sono infatti datati sia la bozza di relazione preventiva al progetto sia il com-
puto estimativo. La relazione è naturalmente, come spesso accade in casi
similari, di grande interesse per comprendere la filosofia dell’intervento,
oltre naturalmente agli obiettivi dei progettisti e alle scelte costruttive.
Nello stesso mese di marzo 1938 vengono approvati il progetto definitivo,
il preventivo, i computi e i capitolati d’appalto.
In base alla Relazione citata, alla Casa del Mutilato “si è voluto impri-
mere un certo suo carattere architettonico, che pur senza dare all’edificio
una eccessiva pretesa, sia decoroso e sia tale che distingua per modernità,
proporzioni e forma, la nostra Casa dai palazzi privati e da costruzioni che
abbiano altre destinazioni”. Tra gli elementi esterni caratterizzanti sono da
segnalare la balconata in forma di arengario, in modo che l’oratore possa tro-
varsi in posizione preminente, e la grande finestrata del corpo sporgente
della scala che permetta una speciale illuminazione nelle feste di gala (20) .
Altro elemento caratteristico, lo sforzo di concentrare gli spazi comuni
al piano terreno e nel seminterrato, in modo da favorire il pubblico parti-
colare che utilizzerà l’edificio. Nel seminterrato il progetto colloca un sa-
lone di ritrovo, un piccolo bar, una biblioteca, un locale di lettura e il
sacrario. Al piano rialzato, invece, trovano posto la sala delle adunanze, ca-
pace di 250 posti a sedere, e i locali per l’associazione cittadina. Al piano
superiore, sette stanze destinate all’associazione provinciale. Al secondo
piano, i locali dedicati ad associazioni affini e l’abitazione del custode.
Anche se l’opera viene commissionata e progettata in pieno periodo fa-
scista, il linguaggio architettonico cui fa ricorso Guerci non è pienamente
allineato agli stilemi razionalisti: espressione di una generazione precedente
a quella di Piacentini, l’architetto alessandrino opera in equilibrio (forse è
meglio dire in bilico) fra la tradizione novecentesca e il razionalismo del fa-
scismo maturo (21) . Del resto, le stesse autorità politiche locali non a caso gli
preferiscono altri soggetti ogniqualvolta si debba esprimere appieno il senso
della modernità (palazzo delle poste, palazzo del littorio, palazzo dell’eco-
nomia, monumento ai caduti). Il 26 luglio 1939 viene sottoscritto il con-
tratto con l’impresa Simonelli di Alessandria. Anche l’originale di questo
documento, corredato da sei planimetrie, è conservato nell’Archivio
Guerci (22) .
I lavori procedono speditamente, perché il 9 giugno 1940 la Casa del
Mutilato viene inaugurata, così come racconta il giornale locale “Il Pic-
colo” (23) . Alla cerimonia doveva presenziare il fiorentino Carlo Delcroix, una
figura molto nota e significativa: era infatti un ufficiale degli alpini che nel
1917, durante un’azione di guerra sulla Marmolada, aveva perduto la vista
e le mani a seguito dello scoppio di una granata: medaglia d’argento al valor
militare, dal 1924 presidente dell’Associazione Mutilati e Invalidi di Guerra,
dallo stesso anno fino al 1943 fu anche senatore. Ma Delcroix in realtà non
partecipa, avendo delegato all’ultimo momento il suo vice Tognoni (24) .
L’opera era stata voluta dal presidente dell’ANMIG di Alessandria, Vitto-
rio Nicola, mutilato della Grande Guerra, già consigliere comunale nel 1923,
segretario politico del PNF nel 1925 e amministratore della Cassa di Rispar-
mio negli anni seguenti: dal 1939, vice podestà di Alessandria. L’azione di Ni-
cola come presidente dell’ ANMIG si tradusse, oltre che nella realizzazione
della “Casa del Mutilato”, anche nella costruzione in corso IV Novembre, di
tre palazzine di edilizia residenziale, realizzate dalla cooperativa “La Casa”
(costituita tra i soci dell’Associazione) negli anni dal 1928 al 1932.
Uno degli aspetti di maggior interesse di questo progetto risiede nel
fatto che l’aspetto architettonico fosse programmaticamente coordinato con
un vero e proprio programma decorativo, alla cui realizzazione furono chia-
mati i maggiori artisti della provincia, da Alberto Caffassi a Pietro Mo-
rando, da Dina Bellotti allo scultore ovadese Filippo Bausola.
Eccone i contenuti, come risultano da una testimonianza d’epoca (25) :
Al pittore Morando è stato dato l’incarico di decorare la mistica
aula del piano terreno [adibita poi a “sacrario” per i caduti dell’as-
sociazione]; e il pittore Caffassi è stato incaricato di decorare la sala
delle adunate, nella cui abside egli ha inteso esaltare il sacrificio dei
mutilati. Inoltre lo scultore Lagostena con la figura mutila di San
Sebastiano, la scultrice Egle Pozzi Biginelli con un grande basso-
rilievo ricordante la visita del Duce compiuta il 17 maggio dello
scorso anno, la pittrice Dina Bellotti con una larga tempera a de-
corazione della sala del direttorio, e ancora il pittore Patrone e altri
artisti hanno dato l’opera loro per conferire il maggior decoro alla
Casa del Mutilato. E tra gli artisti che hanno lavorato per la Casa
non va dimenticato lo scultore Filippo Bausola di Ovada, cieco di
guerra, del quale trovano posto nel nuovo edificio alcune opere, tra
cui una Pietà.
Questo corpus di opere, di grande interesse per documentare gli indi-
rizzi della cultura figurativa del tempo (alla quale, peraltro, dedicava co-
stante attenzione la rivista “Alexandria”), è andato in buona parte disperso
– ma non perduto – disseminandosi presso varie sedi e collocazioni (26) .
Artisti alessandrini per la “Casa del Mutilato”.
Nell’elaborazione di quella che è stata definita la “retorica del dolore”
il contributo della cultura figurativa contemporanea ha rivestito un ruolo
fondamentale, in particolare come supporto al culto degli eroi caduti e alla
coltivazione della memoria. L’opera d’arte esprime la partecipazione del-
l’artista al dolore collettivo e cementa l’unità nazionale. In questo senso –
come ha giustamente osservato Fulvio Cervini (27) – la città di Alessandria
può vantare una testimonianza altissima, quella di Pietro Morando.
Interventista convinto, accompagnatore di Cesare Battisti nell’alessan-
drino durante una campagna di sostegno all’entrata in guerra dell’Italia,
dopo essersi arruolatosi volontario, Morando al ritorno dalla prigionia ab-
bandona sostanzialmente i soggetti bellici: i suoi disegni di guerra, un vero
e proprio reportage dai campi di battaglia riunito in un volume pubbli-
cato nel 1925 con il titolo di Uomini e giganti, rappresentano un rapporto
dolente e disarmato sulla miseria umana dal fronte e dai campi di deten-
zione (28) .
I temi della sofferenza, del dolore universale, del ricordo delle genera-
zioni sacrificatesi, trovano un altro punto di raccolta e sublimazione nel
progetto di sacrario per la “Casa del Mutilato” di Alessandria, uno spazio
su cui vegliano i due santi patroni d’Italia e otto santi che recano i segni del
martirio o che hanno in un’arma uno dei segni distintivi della loro santità.
Ecco dunque una ricostruzione del progetto iconografico realizzato per
la Casa del Mutilato. Il ciclo di affreschi realizzato dal pittore alessandrino
Pietro Morando (Alessandria, 1889-1980) (29) per l’area seminterrata della
Casa del Mutilato (Sacrario) doveva comprendere un dipinto centrale, raf-
figurante Il duce e il re a cavallo, e dieci Santi guerrieri. Il dipinto di soggetto
equestre fu distrutto subito dopo la guerra a causa della sua iconografia le-
gata al fascismo. I dieci ritratti di Santi (30) , in un primo tempo nascosti sotto
uno strato di vernice, sono tornati alle luce sul finire degli anni Sessanta,
come testimoniano resoconti giornalistici e documenti fotografici del-
l’epoca. Nel 1970, sotto la direzione dell’artista, furono iniziati i lavori pre-
liminari per lo stacco dei dipinti, eseguiti dal prof. Giuseppe Caliàri, coa-
diuvato da Mario Fallini (31) . Gli interventi successivi, fino allo stacco vero e
proprio, furono affidati ad altri restauratori, Piero Vignoli e Luciano Massa,
ed eseguiti nel 1977. Il complesso pittorico dei dieci Santi guerrieri venne
acquisito dalla Cassa di Risparmio nel 1989, e fu esposto per la prima e
unica volta in occasione della mostra dedicata a Pietro Morando dal Co-
mune di Alessandria nel 1999 (32) . Gli originali dei Santi guerrieri sono oggi
conservati al primo piano dell’edificio della Cassa di Risparmio di Ales-
sandria (ora Banca di Legnano).
Il progetto pittorico si completava con il grande affresco per il salone
delle adunate affidato ad Alberto Caffassi (Alessandria, 1894-1973) (33) , volto
a rappresentare Il sacrificio del reduce. Si tratta di un’opera di grandi dimen-
sioni, con un carattere meno intimo di quello abituale per l’artista alessan-
drino, il cui significato più ufficiale e celebrativo lo lega ad analoghe
rappresentazioni proposte da Caffassi negli stessi anni per la Camera di
Commercio e per l’atrio della Clinica Salus (34) .
Coerente con queste premesse era, poi, la presenza di alcune sculture,
tra le quali si sottolineano la Pietà, opera di Filippo Bausola (Ovada, 1893-
1952), scultore e cieco di guerra (padre di Adriano Bausola, già rettore del-
l’Università Cattolica di Milano), e il busto raffigurante San Sebastiano
mutilo, opera del novese Pietro Lagostena (Novi Ligure, 1877-1977) (35) .
Altre opere (dipinti ad olio, litografie) sono state cedute dall’ANMIG alle
Collezioni Civiche del Comune di Alessandria nel 2007 (36) .
Non si hanno invece notizie del “grande trittico della guerra” che, se-
condo gli estensori del volume Omaggio a Pietro Morando, fu realizzato per
la cappella della Casa del Mutilato. Il dipinto, di cui si sono conservate al-
cune fotografie (37) era composto da tre parti: una dedicata alla Partenza del
fante, una seconda intitolata al Ritorno dei legionari, e una centrale, più
ampia, raffigurante Il ritorno del mutilato. Di tale opera è riprodotto nella
stessa fonte anche uno studio preparatorio (38) . In realtà, è probabile che
l’opera sia stata concepita per una diversa destinazione, oppure che un’in-
tenzione iniziale di affidamento a Morando sia stata sostituita in un se-
condo tempo con l’incarico definitivo a Caffassi. Ma occorre precisare che
non sono state ritrovate prove documentarie a sostegno di nessuna delle
ipotesi.
Il complesso delle considerazioni qui svolte sullo stato di conservazione
sia del progetto iconografico, sia del complesso edilizio che lo ospita, pare
sufficiente per proporre all’attenzione degli organismi competenti, degli
studiosi e, più complessivamente, della comunità alessandrina, l’urgenza
di intervenire a salvaguardia di un complesso architettonico e artistico che
si presenta come espressione originale di una precisa stagione dell’archi-
tettura novecentesca e che, in quanto tale, merita di essere sottoposto a ef-
ficaci misure di tutela e valorizzazione.
NOTE
1. Sulla produzione dello studio Gardella per Alessandria continua a mancare un’analisi cri-
tica definitiva, ma esiste ormai una bibliografia consolidata: tra i lavori recenti si citano
qui: Ignazio Gardella 1905-1999. Costruire la modernità, a cura di M. Casamonti, Milano,
Electa, 2006 (e, in particolare, i due saggi di M. Casamonti, Gardella-Alessandria, Ales-
sandria-Gardella; pagg. 91-99 e G. Montanari La città, l’industria, l’architettura: Ignazio
Gardella ad Alessandria; pagg. 101-119); M. Mantelli, G. Montanari, Ritratti di architet-
ture. Sessant’anni di attività di Ignazio Gardella ad Alessandria, catalogo della mostra, Ales-
sandria, palazzo comunale, 23 gennaio-21 febbraio 1993, Alessandria 1993. Sulla
diffusione locale degli stilemi razionalisti: G. Montanari, Razionalismo in Alessandria: città
e architettura del “regime”, Alessandria, Edizioni Dell’Orso, 1989.
2. G. M. Panizza, Una famiglia di costruttori alessandrini: i Guerci ed il loro contributo al rin-
novamento urbanistico di Alessandria alla fine del secolo XIX, in “Bollettino della Società Pie-
montese di archeologia e belle arti”, atti del convegno Antichità ed arte nell’Alessandrino,
Alessandria, 15-16 ottobre 1988, Nuova serie, XLIII (1989); pagg. 233-249. (lo stesso
testo è stato rielaborato per l’Introduzione all’Inventario dell’Archivio Venanzio Guerci:
nota 4). G. M. Panizza, Venanzio Guerci e Santa Maria di Castello, in Santa Maria di Castello,
a cura di C. Spantigati, M. G. Vinardi; M.C. Visconti, Alessandria, Cassa di Risparmio di
Alessandria, 1996; pagg. 145-150. Si veda anche: Enciclopedia alessandrina. Vol. I. I perso-
naggi, a cura di P. Zoccola, ad vocem Venanzio Guerci, Il Piccolo, Alessandria, 1990; pagg.
135-136.
3. Sull’edificio: P. Barone, V. Di Leo, A. Gazzina, R. Bocchino, Ricerca storica su Villa Guerci,
allegato al progetto di recupero per un complesso bibliotecario specializzato in funzione
dell’Università, di 50 lettori per 25.000 libri (esame di Restauro e arredo, proff. Bruno e
Bandelli, Politenico di Torino, a.a. 1987-1988).
4. D. Brunetti, D. Cabella, L’archivio di Venanzio Guerci ingegnere alessandrino. Inventario, BCA
Studi e ricerche, 3, Alessandria 2004.
5. ASAL, ASCAL, Serie IV, 1772: cit. in: A. Pesce, Cesare Di Negro-Carpani e il Museo Civico
di Alessandria, in “Onde nulla si perda”. La collezione archeologica di Cesare Di Negro-Carpani,
a cura di A. Crosetto e M. Venturino Gambari, Alessandria, LineLab, 2007; pagg. 87-100.
6. ASAL, Archivio Prefettura di Alessandria, Affari comunali, 331, fasc. 2: cit. in Cesare
Di Negro-Carpani e il Museo Civico di Alessandria, in “Onde nulla si perda”. La collezione ar-
cheologica di Cesare Di Negro-Carpani, cit.
7. A. Ballerino, Anni rimossi. Intellettuali, cinema e teatro ad Alessandria dal 1925 al 1943,
ISRAL, Le Mani, Recco, 2006; pag. 130.
8. CCIAA Alessandria, Registro delle Società.
9. Questo importante documento, consistente in 176 pagine, è conservato in AVG, 22.1.
10. Per questo aspetto si veda V. Guerci, L’ing. Straneo e l’edilizia alessandrina di un cin-
quantennio, in “Rivista di Storia Arte e Archeologia per la Provincia di Alessandria”, a.
XLVI, 1935, fasc. 1; pagg. 157-171. Su Ludovico Straneo: A. Dameri, La città “moderna”
di Ludovico Straneo. Decoro e igiene urbana nelle politiche municipali alessandrine, in Alessandria
dal Risorgimento all’Unità d’Italia. Gli anni dell’unità nazionale, a cura di V. Castronovo,
Alessandria 2010; pagg. 80-91.
11. Politecnico di Torino, Dipartimento Casa-Città, Beni culturali e ambientali nel Comune
di Torino, Torino 1984; pag. 491.
12. R. Lanzavecchia, Alessandria tra ‘800 e ‘900: protagonisti, orientamenti e dinamiche dalla
vita culturale e politica, in RSAA, a. CXX.1, 2011; pagg. 139-201; la citazione a pag. 178,
nota 95. Purtroppo non ci sono noti i nomi dei partecipanti a questa iniziativa, ma per il
clima di quegli anni si veda un’altra testimonianza del professor Mario Viora: M. Viora,
Francesco Venanzio Guerci, in “Rivista di Storia Arte e Archeologia per le province di Ales-
sandria e Asti”, a. LXVIII-XLIX (1959-1960); pagg. 222-223. Più in generale, per la vita
culturale alessandrina negli anni del fascismo, il già citato: A. Ballerino, Anni rimossi. In-
tellettuali, cinema e teatro ad Alessandria dal 1925 al 1943, cit.
13. In occasione della presente ricerca si è definito un primo elenco delle pubblicazioni di
Guerci che comprende una decina di titoli: V. Guerci, C. S. Rivera, S. Cimaz, Canale na-
vigabile Torino-Casale Monferrato-Pavia: progetto di massima: variante proposta dalla Provincia
di Alessandria. Relazione, Alessandria 1916; V. Guerci, Intorno alla Cattedrale di Asti, Asti
1920; V. Guerci, La chiesa di Santa Maria di Castello in Alessandria ed i suoi restauri, Casale
Monferrato 1927; V. Guerci, Il vecchio San Pietro in Consavia e i Cavalieri dell’Ordine di Malta
in Asti, in “Rivista di Storia Arte e Archeologia per la Provincia di Alessandria”, a. XLI,
1932, fasc. II-III, pagg. 485-500; V. Guerci A proposito di un libro su La chiesa di s. Giovanni
di Saluzzo del prof. Giovanni Vacchetta, in “Rivista di Storia Arte e Archeologia per la Pro-
vincia di Alessandria”, a. XLII, 1933, fasc. 2, pagg. 253-264; V. Guerci, L’ing. Straneo e
l’edilizia alessandrina di un cinquantennio, in “Rivista di Storia Arte e Archeologia per la
Provincia di Alessandria”, a. XLVI, 1935, fasc. 1, pagg. 157-171; V. G. [V. Guerci], Ing.
nob. Ludovico Straneo, in “Rivista di Storia Arte e Archeologia per la Provincia di Alessan-
dria”, a. XLVI, 1935, fasc. 1, pagg. 205-208; V. Guerci, C. Perelli, A. Ressa, Il piano re-
golatore di Alessandria, Alessandria 1938 (in AVG, cart. 58, già 24); V. Guerci, Lo sviluppo
storico-urbanistico della città (in AVG, 22.1); V. Guerci, Appunti sulla cattedrale d’Asti, Asti
14. A questo significativo edificio è stata dedicata una recente mostra: La Casa del Muti-
lato. Un’opera dell’architetto alessandrino Venanzio Guerci, promossa dall’Associazione Muti-
lati e Invalidi di Guerra di Alessandria, curata da Roberto Livraghi e svoltasi ad Alessandria
dal 17 al 25 marzo 2012.
15. Il riferimento per questa particolare tipologia costruttiva è la casa madre dell’ANMIG,
in piazza Adriana a Roma. Progettata da Marcello Piacentini, fu realizzata su impulso del
presidente dell’associazione Carlo Del Croix.
16. In proposito si vedano le schede biografiche dei prefetti Rebua e Soprano in R. Livra-
ghi, G. Subbrero, I 150 anni della Camera di Commercio di Alessandria (1862-2012). Una
classe dirigente per l’economia, numero speciale di “Rassegna economica”, 3/2012; pagg. 57-
17. La Casa del Mutilato sorgerà prossimamente in Alessandria, in “Il Piccolo” 5 febbraio 1938.
18. Alla Casa del Mutilato. Tra i mutilati, in “Alexandria”, n. 5, 1939; pagg. 151-152 [Do-
cumentario della visita del Duce ad Alessandria e Casale Monferrato].
19. AVG, sottoserie 1.1.11, Casa del Mutilato e Cooperativa edilizia “La Casa”: faldoni 8.4,
9.1, 9.2, 9.3, 9.4, 10.1, 10.2, 10.3, 10.4, 11.1, 11.2, 11.3, 11.4, 11.5, 11.6, 11.7, 13.1;
rotoli 42, 43, 44; cartoni 33, 34, 35.
20. AVG, Casa del Mutilato e Cooperativa edilizia “La Casa”, fald. 8.4, Progetto originale per
la “Casa del Mutilato”: Venanzio Guerci, Relazione al progetto (1937).
21. Per la presenza del linguaggio razionalista in Alessandria si veda: Montanari, Razio-
nalismo in Alessandria: città e architettura del “regime”, cit.
22. AVG, 1.1.11, fald. 9.1.
23. La Casa del Mutilato verrà inaugurata il 9 giugno con l’intervento di Carlo Delcroix, in “Il
Piccolo” n. 18, 4 maggio 1940; Carlo Delcroix inaugurerà domani la Casa del Mutilato, in “Il
Piccolo”, n. 23, 8 giugno 1940; La Casa del Mutilato inaugurata alla presenza delle maggiori
autorità provinciali, in “Il Piccolo”, n. 24, 15 giugno 1940.
24. “Il Piccolo”, cit., n. 24, 15 giugno 1940.
25. “Il Piccolo”, cit., n. 18, 4 maggio 1940.
26. La citata mostra del marzo 2012 (si veda la nota 14) ha rappresentato l’occasione per
una ricostruzione dei percorsi seguiti dalle varie opere.
27. F. Cervini, Le onde concentriche del dolore. Tutela e studio di luoghi, immagini e oggetti delle
guerre mondiali, in “In tempo di guerra. Alessandria 1911-1945. Immagini per non dimenticare”,
a cura di G. Massobrio, D. Causa, P. Polastri, catalogo della mostra, Alessandria 14 marzo-
25 maggio 2003, Alessandria 2003; pagg. 47-68.
28. P. Morando, I giganti: disegni di guerra di Pietro Morando, Milano, S.A. Stab. Arti Gra-
fiche Alfieri & Lacroix, s.d. [ma 1925?]; P. Morando, Disegni di guerra. Prefazione di Leo-
nardo Bistolfi, Milano, Alfieri & Lacroix, s.d. [ma 1925?], P. Morando, Uomini e giganti. I
disegni del fronte e della prigionia (1915-1918), catalogo della mostra, Rovereto 1988 (cfr.
in particolare il saggio di M. Vescovo, Uomini e giganti; pagg. 15-31).
29. Su Pietro Morando si veda: D. Molinari, (a cura di), Un pittore una città, Alessandria,
Viscardi, 1997; Omaggio a Pietro Morando. Opere dal 1920 al 1970, a cura di F. Massucco,
A. Repetto, Milano, Mazzotta, 1999.
30. Pietro Morando, dieci Santi guerrieri: san Francesco d’Assisi; santa Caterina da Siena; san-
t’Adriano; san Costanzo; san Giorgio; san Pancrazio; san Quintino; san Sebastiano; santo arcan-
gelo; un santo non identificato.
31. D. Molinari, (a cura di), Un pittore una città; cit., pag. 32.
32. Riproduzioni fotografiche a grandezza naturale di queste stesse opere sono state rea-
lizzate, grazie alla collaborazione della Cassa di Risparmio di Alessandria, in occasione
della mostra del 2012.
33. Su Alberto Caffassi: F. Sottomano, Alberto Caffassi. La vita e l’opera; pagg. 51-84, in G.
Sisto, L. Bassi, B. Galvani, G. Colli, F. Sottomano, D. Molinari, Alberto Caffassi. Un arti-
sta fra innovazione e tradizione, Alessandria, Boccassi, 1997; l’affresco è citato a pag. 59. D.
Molinari, Alberto Caffassi. Un artista fra innovazione e tradizione, ivi, pagg. 85-110 (citazione
a pag. 103). Sul pittore alessandrino si veda anche: Alberto Caffassi fra accademia e rinno-
vamento nella tradizione. La donazione Montefusco-Caffassi, collana Visioni n. 8, Alessandria
34. Di questo affresco di grandi dimensioni si segnala lo stato di conservazione molto pre-
cario, il cui destino è reso ancora più incerto dalla situazione proprietaria dell’immobile,
dopo la cessione a privati avvenuta da parte dell’Associazione Mutilati e Invalidi di Guerra.
35. La scultura di Bausola, è stata trasferita dal 4 novembre 2004 presso l’abside della
chiesa alessandrina della B.V. del Suffragio, nell’area destinata al sacrario per i caduti di
tutte le guerre. Il San Sebastiano di Lagostena è invece conservato presso la “Casa del Mu-
tilato”: anche la permanenza di quest’opera nell’edificio pone gravi e urgenti problemi di
tutela e conservazione.
36. Dipinti in deposito presso le collezioni civiche: Dina Bellotti, Senza titolo (Il ritorno
del reduce?); Luciano Massa, La battaglia di Montecassino (1944); Luciano Massa, Russia 1942;
I. Parodi, Trittico (Alpino mutilato, Allegoria, Allegoria con cavalli e stemma); Pietro Morando,
Bombardamento presso San Michele (e altre due litografie tratte dalla raccolta “Uomini e gi-
ganti”); G. Davico, Ruscello. Opere senza collocazione nota (forse distrutte): Egle Pozzi Bi-
ginelli, Bassorilievo per la visita del Duce in Alessandria del 17 maggio 1939; Pietro
Morando, Il Duce e il Re a cavallo (affresco); Filippo Bausola, Busti del Re e del Duce; opere
di G. Patrone.
37. Omaggio a Pietro Morando, cit.; pagg. 21-22.
38. Ivi; pag. 22.
Articolo tratto da Quaderno di Storia Contemporanea/53-2013 ISRAl - di Roberto Livraghi
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