Teresio Borsalino
TERESIO BORSALINO
Con il figlio Teresio (1867 - 1939) il celebre cappellificio conobbe i giorni di maggior gloria. Ne prese la direzione nel 1990, alla morte di Giuseppe, dopo aver svolto un lungo tirocinio di studio e di pratica commerciale e tecnica all’estero, specialmente in Inghilterra, Belgio e Germania.
In dieci anni la produzione crebbe vertiginosamente, continuando così il trend positivo di fine secolo
Dai 750 mila cappelli prodotti nel 1990 con 1200 operai si passò nel 1910 a 2 milioni con 2 mila addetti.
La Borsalino nel 1914, alla vigilia della guerra, era ormai una grande potenza industriale. Con Teresio continuò la tradizionale grande attenzione prestata dalla Borsalino per i progressi della tecnologia. Contemporaneamente l’imprenditore curava una politica di relazioni industriali basata su alti salari in cambio di un rinnovato controllo padronale sui processi produttivi. Soprattutto particolare attenzione continuò a riservare ai mercati internazionali. Non a caso le relazioni che presentava al consiglio di amministrazione dell’azienda coglievano sempre in anticipo gli andamenti dell’economia su scala mondiale.
I mercati dove maggiormente la Borsalino dettava legge in Europa erano quelli tedeschi, austriaci, greci, rumeni e spagnoli. Nel resto del mondo, con riferimento ai dati del 1909, l’Uruguay era al primo posto, seguito da Cile, Argentina, Cuba e Porto Rico, Australia, Equador e Colombia.
Nel primo decennio del Novecento promosse anche un salto di qualità finanziario e una parallela risistemazione degli affari di famiglia, trasformando la ditta in anonima. L’operazione però ebbe un suo prezzo. Il cugino Giovanni Battista, infatti, con il concorso di capitali locali e milanesi, creò la GB Borsalino fu Lazzaro. Ne nacque una rivalità dettata più da motivi psicologici che reali con risvolti anche giudiziari. Dopo l’inevitabile contrazione negli anni della guerra, l’azienda ebbe una prepotente ripresa che le permise di toccare nuovamente nel 1929 lo storico traguardo di 1.403.414 cappelli esportati su due milioni prodotti. Ma, mostrando ancora una volta la grande capacità di leggere i movimenti del mercato mondiale, la Borsalino nella relazione del bilancio dello stesso anno avanzava dubbi sul futuro.
La grande depressione, la conseguente e progressiva chiusura dei mercati, la difficoltà nel reperire la materia prima misero di lì a poco infatti in crisi l’azienda, danneggiata anche dalla politica autarchica del Regime.
Alla morte di Teresio, nel 1939, la Borsalino produceva un milione di cappelli all’anno e aveva circa 1.400 addetti.
La crisi colpì ancora più duramente la Gb Borsalino fu Lazzaro che venne assorbita nel 1937.
A Teresio, senatore dal 1924, si devono anche una serie di interventi di fondamentale importanza per lo sviluppo della città.
Finanziò infatti la costruzione dell’acquedotto civico, delle fognature della città, del Sanatorio Antitubercolare, dell’Istituto di Divina Provvidenza di Madre Michel e l’ampliamento della Casa di Riposo.
All’età di 44 si sposò con Gea della Garisenda cantante lirica; non ebbero figli.
BORSALINO: Storia in Breve
La Borsalino, esempio di “one company town”, nell’arco di tre generazioni ha prodotto e diffuso in tutto il mondo un cappello “che stava sulla testa di tutti”.
Attori, gangster, vescovi, in un epoca in cui il cappello era una necessità, un segno di distinzione, di identità.
Sono tre i protagonisti della fabbrica Borsalino: Giuseppe Borsalino il fondatore, Teresio Borsalino, Teresio (Nino) Usuelli.
Una storia che ha toccato l’arco di 120 anni. 120 anni di storia del cappello (1857-1983).
Oggi la fabbrica continua ad esistere ma non è più legata alla famiglia Borsalino
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