Guido Botta
Guido Botta nasce in Alessandria il 1 luglio 1921 e cresce in una fattoria alla periferia della città dove, allora, era tutto un susseguirsi di giardini e prati; il suo animo comincia a subire il fascino del mondo della natura, delle piante in particolare, che costituiranno, poi, un motivo essenziale del suo mondo pittorico. Conseguita l’abilitazione magistrale si iscrive all’Accademia Albertina, ma avendo dovuto interrompere gli studi regolari, a fine guerra consegue il diploma come privatista. Inizierà subito dopo l’insegnamento del disegno nelle scuole medie e terminerà la sua carriera di professore stimato e amato, presso la Scuola Media “Cavour”. Nel 1947 si sposa con Maria Elena Grimaldi e va ad abitare in un alloggio di proprietà del padre in vicolo Quartieretto, 3. Maria Elena, per gli intimi Nuccia, ha insegnato Materie Letterarie nella Scuola Media “Manzoni” di Alessandria dal 1955 al 1981. Nuccia e Guido si completano nell’umorismo e nella bonaria ironia con cui sa esprimersi l’amore quando è grande, lo arricchiscono nella condivisione di interessi e vita vissuta, tanti anni senza un’ombra, tutti allietati dall’avventura di convivere con una terza identità, la pittura. Botta nei primi anni ’50 frequenta lo studio del pittore Cesare Maggi, di cui sarà allievo devoto e amato; termina la frequentazione nel 1955 e rimarrà poi legato al Maestro da deferente amicizia. Da Maggi, Botta oltre a perfezionare la pittura della neve, in cui il pittore divisionista sapeva essere particolarmente efficace, apprende anche l’arte del ritratto. Sarà Cesare Maggi a presentare le prime mostre allestite a Santa Margherita nel 1950, ad Alessandria nel 1951 e successivamente a Torino nel 1953 – 1955; per una di queste mostre scrive: “… È evidente l’amore che l’artista nutre per la realtà del soggetto, realtà che nei più felici momenti si converte in un libero e autentico fatto pittorico. Ottime capacità d’indagine fisionomica e psicologica rilevano i ritratti della moglie e della mamma…”. Costituisce con alcuni pittori alessandrini (A. Canestri, F. Sassi, P. Scapparone, G. Taddei, P. Vignoli) il gruppo “Pellizza da Volpedo” motivato dall’esigenza di operare in nome della professionalità in pittura. Nel 1954 con alcuni amici apre “la Maggiolina” la prima galleria d’arte in Alessandria e la dirige per alcuni anni con mostre di artisti prestigiosi quali Sassu, Castrati, Rosai, Soffici, De Grada, Fabbri e Biancini. Nell’aprile del 1956 affronta la personale a Milano da Gussoni e nell’autunno a Roma, alla galleria “il Pincio” presentato da Aligi Sassu, che lo seguirà sempre con affettuosa simpatia. Negli anni successivi espone ancora a Roma, Milano, Torino, Alessandria con favorevoli note di critica su importanti giornali e riviste. Nell’estate del 1960 si reca a Salisburgo per frequentare il corso di acquarello tenuto dal grande Maestro Oscar Kokoschka, poiché sente il bisogno di arricchire di colori la sua tavolozza. Nel 1962, presentato da Davide Lajolo, espone a Roma nella galleria “il Vantaggio” una serie di paesaggi delle Langhe, delle colline care a Cesare Pavese. Il suo incontro con le Langhe, sotto la spinta della sua ammirazione per il grande scrittore è determinante per il definirsi del suo mondo pittorico. Le Langhe nei loro suggestivi aspetti, saranno via via l’unico tema preferito. Nel 1965 per approfondire la conoscenza dell’ambiente langarolo apre uno studio a Bossolasco, dove soggiornerà per periodi più o meno lunghi, e potrà dipingere anche i personaggi tipici della zona: il trifolau, il cercatore di funghi, il cacciatore, vecchi contadini. Al concorso estemporaneo “Marina di Ravenna” affascinato dal paesaggio genuino, singolare dalla “pialassa” viene premiato con un soggiorno in Sardegna. Nel luglio 1970 espone alla galleria Guelfi di Montecatini Terme; tra il gallerista e il pittore nasce un legame di amicizia basato sulla reciproca stima e fiducia, destinato a consolidarsi anno dopo anno. G. Guelfi allestirà molte sue mostre, pubblicherà parecchie monografie, una cartella di serigrafie presentata da Giovanni Arpino, e curerà sue mostre personali in varie località oltre a Montecatini e a Verona. Nella personale alla galleria “Galeasso” di Alba il pittore espone due grandi tele esaltanti momenti di vita e tradizione langarola in San Benedetto Belbo , il paese prediletto da Beppe Fenoglio, e precisamente “La benedizione del pane” e “La pantalera” che sono state acquistate dalla Regione Piemonte. Ricca è la bibliografia di questi anni e comprende scritti di Arpino, Budigna, Soldini, Gatto, Tedeschi, Lajolo, Piccinelli. Nel 1997 partecipa alla manifestazione “Una modella per l’arte” tenutasi a Stresa, vi parteciperà parecchie volte negli anni successivi a Pallanza e Acqui Terme. Nel 1999 a Riccione la modella da lui ritratta vince il titolo di “una modella per l’arte 1999”. Nel 1980 riceve l’ ”Oscar del successo” riconoscimento conferito dai casalesi agli alessandrini che si sono distinti in ambito nazionale e internazionale. Tra le molte mostre organizzate in questi anni va ricordata quella del settembre 1986 nelle sale di Palazzo Cuttica di Alessandria in cui inaugura una vasta antologica intitolata “40 anni di pittura 1946-1986” patrocinata dalla Provincia, dal Comune, dalla Cassa di Risparmio di Alessandria e Assitalia. A Santo Stefano Belbo al “Premio Nazionale di pittura Cesare Pavese’ gli viene conferito il premio “una vita per l’arte”. Nel 1994 esegue il “Palio per la Giostra delle 100 Torri di Alba” e, in maggio, gli viene allestita una personale nel Palazzo delle mostre e dei congressi di Alba. Purtroppo quasi tutti questi quadri, tanto ammirati, al loro rientro in Alessandria, sistemati in due locali studio situati al piano terra, vengono sommersi dall’acqua dell’alluvione del novembre 1994 e rovinati completamente o in parte: perciò nei mesi successivi Botta affrontò il duro e logorante lavoro di cercare di ‘salvare il salvabile’ e restaurati li esporrà due anni dopo a Santo Stefano Belbo nella Casa di Cesare Pavese. Nel 1997 festeggia con Nuccia, con una affettuosa cerimonia, il 50° anniversario di matrimonio con l collaborazione di don Gatti, il sacerdote che li aveva uniti in matrimonio nel lontano 1947. In questi ultimi anni molte sono le personali allestite in prestigiose gallerie pubbliche e private ad Alessandria, Valenza, Cherasco, Calamandrana –al raduno dei “Trifolau”, Mombaruzzo. Il suo quadro “Vigneti d’autunno” viene riprodotto sulla copertina della ‘Guida critica golosa del Piemonte’. nel pomeriggio del 29 luglio 2012 Botta si spegne nella casa di riposo Borsalino dove risiedeva da alcuni anni.
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