Andrea Vochieri
Andrea Vochieri fu Giovanni (avvocato) e Maddalena Casagrande, nato in Alessandria il 16 gennaio 1796, studente in legge a Torino, durante i moti rivoluzionari del 1821, prese parte all’insurrezione nella Cittadella di Alessandria e fu qui presente nella notte dal 9 al 10 marzo 1821.
Abbandonò la città dopo l’8 aprile per sfuggire alla repressione governativa e dopo il 13 aprile si imbarcò a Genova sul brigantino “Speranza” per Barcellona con i più alti esponenti del Governo Rivoluzionario di Torino e Alessandria.
Dopo il ritorno in patria, il 26 dicembre 1821 fu condannato a due anni di esilio a Varallo Sesia.
Dopo dieci anni trascorsi nel lavoro di avvocato e negli affetti famigliari (sulla sua casa nella via a lui dedicata è posta una lapide), rivolse le sue simpatie politiche a Giuseppe Mazzini e, per conto della “Giovine Italia” si adoperò per la causa repubblicana, cercando consensi fra i militari del I e II Reggimento della Brigata Cuneo di stanza in Alessandria.
Gli incontri avvenivano nel caffè Barozzi, proprio sotto le finestre del conte Galateri di Genola, governatore di Alessandria; a causa della delazione del sergente Cesare Seguret fu arrestato e imprigionato nella Cittadella.
Durante la prigionia (il 16 giugno 1833) Vochieri scrisse il suo Testamento Politico su un foglio di carta, che nonostante fosse nascosto nel guanciale fu trovato e usato contro di lui nel processo davanti alla Commissione d’inchiesta.
Il consiglio di guerra, presieduto dal generale La Manta ritenne il Vochieri colpevole di alto tradimento militare e lo condannava alla pena di morte.
La fucilazione fu eseguita alle 7 del mattino del 22 giugno 1833 nella vecchia piazza d’armi (ora piazza Matteotti) e fu necessario il colpo di grazia poichè la prima e la seconda scarica di fucileria non furono sufficienti per l’esecuzione.
Nella Cittadella è visitabile la cella in cui fu rinchiuso il Vochieri.
Un monumento in suo onore fu innalzato nel 1855 (scultore Bruneri di Torino su progetto di Baudolino Rivolta) nel Camposanto e nel 1870 fu trasportato nei Giardini Pubblici, dopo una breve sosta in piazzetta della Lega.
articolo di Piero Angiolini sul giornale “Il Piccolo” 1964
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