Cimitero Monumentale di Alessandria
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Luigi Belli

1848–1919

Luigi Belli figlio di Giuseppe, pittore, nacque a Torino il 28 febbr. 1848. Di madre francese, studiò a Parigi con Torrier architettura decorativa; tornato a Torino, cominciò a dedicarsi esclusivamente alla scultura, studiando presso rnl’Accademia di Belle Arti con Odoardo Tabacchi. Nel 1871 espose una Carlotta Corday alla Promotrice di Torino e nello stesso anno fu scelto dal conte Marcello Panissera, presidente dell’Accademia Albertina, per modellare rnil monumento commemorativo del traforo del Fréjus, ideato dal conte stesso per piazza dello Statuto in Torino, dove fu inaugurato nel 1879. Dal 1885 ha inizio la sua attività d’insegnante all’Accademia Albertina: dapprima come rnassistente, quindi (1888) come professore di plastica ornamentale; dal 1912 fu professore di decorazione e ornato. Collocato a riposo per limiti d’età(1915), per un anno insegnò ancora, come supplente, plastica della figura. rnNumerose sono le sue opere sparse per tutta l’Italia, come numerosi sono i monumenti che gli furono aggiudicati per concorso: il Monumento ai Caduti di Mentana in Milano, alla cui inaugurazione (3 novembre 1881) fu presente rnanche Garibaldi; il Monumento a Raffaello, inaugurato ad Urbino il 22 agosto 1897, opera per cui la città gli conferì la cittadinanza onoraria (bozzetto in bronzo, firmato, alla Gall. naz. d’arte modema di Roma); il Monumento ad rnUmberto I in Alessandria (nella foto), inaugurato il 13 agosto 1906, e il Monumento a Mazzini, che, inaugurato a Torino il 15 luglio 1917, fu l’ultima sua opera. Il Belli era dunque uno degli artisti più attivi nella scultura monumentale e rnpatriottica dell’Italia post-risorgimentale: accanto a questi monumenti e ad altri, tra cui quelli, a Torino, dedicati al Rattazzi, al Sella, alla spedizione di Crimea (1892), vanno ricordati il frontone dell’Ospedale Mauriziano di Torino, rnla Lupa del Palazzo di Giustizia di Roma, la statua della Sardegna per il monumento a Vittorio Emanuele II in Roma, il colossale busto dell’ingegnere Bona nell’atrio d’uscita della stazione di Torino Porta Nuova (firmato e datato rn1884) ed i numerosi monumenti funebri, come quelli per le famiglie Junk, Dojen e Leclair nel cimitero di Torino, quello a donna Eleonora Ruffini a Taggia Ligure e quello per la famiglia Zucchi a Cortemaggiore. rnIl Belli ottenne una menzione onorevole al concorso per il monumento a Vittorio Emanuele II a Torino, il secondo premio per lo stesso monumento a Milano, altri premi per quelli a Quintino Sella in Biella, ad Anita Garibaldi in rnRavenna, a Garibaldi in Torino ed a Nizza (il bozzetto di quest’ultimo, 1887, è conservato nel Museo locale). rnMorì a Torino il 24 maggio 1919. rnLa produzione migliore del Belli si distingue dal verismo della statuaria monumentale a lui contemporanea per un’impronta purista che, se nel Monumento a Raffaello lo porta a guardare a taluni scultori del Rinascimento, rnforse a Francesco Laurana, verso la fine della sua vita (Monumento a Mazzini) lo spinge a sfruttare le qualità del marmo bianco al fine di raggiungere una maggiore essenzialità dell’immagine plastica.

Bibl.: Il monumento a Raffaello ad Urbino, in L’illustrazione italiana, 22 ag. 1897, p. 118 (illustr., pp. 124 s.); U. rnOjetti, Ad Urbino per Raffaello, ibid., 5 sett. 1897, p. 147; P., Il monumento a Raffaello Sanzio, in Emporium,VI( 1897), pp. 216-223; L. Mina, Monumento a Umberto I, in Arte e storia, XXVI(1907), pp. 86 s.; Onoranze a L. B. scultore… nel suo XL anno d’insegnamento, Torino 1917; F. Sapori, L. B…,Torino 1920; C. Verno, L. B. scultore, in Miscellanea valsesiana, Torino 1931, pp. 307-311; A. Anselmi, Milano storica…, Milano 1933, p. 412; P. Mezzanotte-G. Bascapè, Milano nell’arte e nella storia, Milano 1948, p. 330; E. Lavagnino, L’arte moderna, Torino rn1956, p. 65 ( erroneamente citato come Giuseppe Belli); U. Thieme-F. Becker, KünstlerLexikon, III, p. 248; Encicl. Ital., rnApp. I, p. 256.

Busti presenti nella cappella Ravazzi.

Opere

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