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Eugenio Pellini

1864–1934

Eugenio Pellini

(Marchirolo (VA) 17-novembre-1864 _ Milano 28-maggio-1934)

Nel 1878 si trasferisce a Milano, presso il fratello Oreste, e lì inizia l’apprendistato nella bottega del marmista Biganzoli, dove apprende la lavorazione del marmo e della pietra.

Partecipa al clima della Scapigliatura. Nel 1884 è allievo di Ambrogio Borghi a Brera per il corso di scultura.

Nel 1891 gli viene assegnato il premio triennale degli Oggioni che prevedeva la specializzazione all’Accademia di Roma.

Inizia così un lungo viaggio attraverso l’Italia, cui fa seguito un soggiorno a Parigi, del quale è rimasta testimonianza in alcuni album di disegni e taccuini con annotazioni di viaggio e disegni da opere del passato.

A questi anni risale l’incontro con l’opera di Medardo Rosso e Auguste Rodin.

Sono gli anni di opere quali: il Fanciullo di Nazareth (1891), Cesto d’uva (1893) e delle prime importanti commissioni per sculture monumentali: L’angelo del dolore per la tomba Macario (1894), Cristo nel Getsemani per la tomba Lardera ( 1895).

Nel 1897 l’assegnazione del premio Tantardini per la scultura Madre, lo consacra artista in maniera definitiva.

Pellini vive in prima persona la repressione antisocialista di Bava Beccaris ed è costretto a lasciare Milano per due anni, rifugiandosi a Parigi e poi a Varese dove continua a lavorare.

Dal 1900 inizia ad insegnare alla Scuola degli Artefici del Castello Sforzesco di Milano.

* A cura di Tancredi Ferraris, Federico Turrisi e Pietro Villaschi

_Eugenio Pellini_nasce il 17 novembre 1864 a Marchirolo, a quei tempi in provincia di Como (oggi Varese) da Andrea e Carolina Pellini. Frequenta le scuole elementari fino alla classe IV; nel 1878 si trasferisce a Milano presso il fratello Oreste e inizia l’apprendistato nella bottega del marmista Biganzoli. Nel 1888 comincia a frequentare l’Accademia di Brera e realizza le prime opere significative, in particolare “Lo spazzacamino”. Il 10 novembre 1891 vince il Premio Triennale Oggioni, che prevede la specializzazione presso l’Accademia di Roma. Eugenio inizia così un lungo viaggio d’arte attraverso l’Italia, in un percorso che lo porterà a Firenze, Roma e in Sicilia. Successivamente, a Parigi incontra la scultura di Medardo Rosso e di Rodin, autori che risulteranno fondamentali per l’evolversi del suo stile. Torna a Milano nel 1893 e realizza alcune sculture monumentali come

“L’angelo del dolore”per la tomba Macario e il “Cristo nel Getsemani”per la tomba Lardera. La consacrazione artistica si completa nel 1897 con la vittoria al Premio Tantardini, in cui propone l’opera “Madre”; con tale gruppo scultoreo viene chiamato a rappresentare la scultura lombarda all’Esposizione Universale di Parigi nel 1900, dove riceve altri premi.

A causa delle agitazioni che interessavano Milano, lo scultore si rifugia a Varese. Ai primi anni del ‘900 ritorna Milano e ottiene l’incarico per l’insegnamento alla Scuola Superiore degli Artefici del Castello Sforzesco, attività che mantiene fino al 1929. Nel 1903, l’incontro con la futura moglie, Dina Magnani, modella all’Accademia di Brera, da cui avrà tre

figli: Nives, Eros (futuro scultore) e Silvana.

Partecipa a tutte le Biennali di Venezia, a partire dal 1905; è presente alla Secessione Romana, alla Triennale di Brera, a numerose mostre all’estero. Nel frattempo, la grave malattia che già lo aveva colpito durante il conflitto mondiale, si riacutizza intorno al 1925; nonostante gli impegni di lavoro pressanti, egli deve abbandonare la sua attività d’artista e di maestro. Il 28 maggio 1934, si spegne a Milano, nella casa di via Curtatone (oggi via Siracusa); è sepolto nel cimitero di Marchirolo.

Opere

Ritratto di Eugenio Pellini

Dettagli

Ubicazione